Docente universitario in dialogo con un gruppo di studenti in aula

Dottorato di ricerca in Spagna: perché conta il gruppo di ricerca, più dell’università

Dottorato di ricerca in Spagna: perché conta il gruppo di ricerca, più dell’università

La prima domanda che ci si pone è “in quale università?”. E quasi sempre non è quella giusta.

C’è un momento in cui la domanda arriva.

Hai una laurea magistrale, spesso già un lavoro, a volte insegni. Senti che ti manca qualcosa: vorresti fare ricerca, approfondire davvero un tema. Ma in Italia la strada sembra sempre più stretta, tra pochi posti, concorsi e borse legate ai bandi. E a un certo punto scopri che in Spagna un dottorato è più accessibile di quanto pensassi.

La prima cosa che ci si chiede, allora, è sempre la stessa: in quale università mi iscrivo?

È una domanda naturale. Ma non è la più importante. Perché un dottorato non si sceglie come una laurea, e ciò che ne determina la qualità non è il nome dell’ateneo. È il gruppo di ricerca con cui lavorerai per i prossimi tre o quattro anni. Proviamo a spiegare perché.

Cos’è, in breve, un dottorato in Spagna

Il doctorado è il terzo e ultimo ciclo del sistema universitario spagnolo, esattamente come il Dottorato di Ricerca in Italia. Entrambi sono incardinati nel Processo di Bologna e corrispondono al livello più alto del quadro europeo delle qualifiche, l’EQF 8.

Dura di norma tre anni a tempo completo, si svolge all’interno di una scuola di dottorato e si conclude con la discussione di una tesi finale. La cornice normativa è il Real Decreto 99/2011.

Questa è la parte formale, ma quella che conta davvero, però, è un’altra.

A un dottorato non ci si iscrive: ci si entra

È la differenza che sorprende chi arriva da una laurea. Lì bastano i requisiti. Qui no.

Per essere ammessi servono due cose che una laurea non chiede: un progetto di ricerca e un direttore di tesi che accetti di seguirti. Avere i titoli è la condizione di partenza, non il traguardo.

È esattamente il passaggio in cui molti percorsi, anche di candidati forti, si complicano. Ed è il primo motivo per cui conviene ragionare in termini di persone e di gruppi, non solo di atenei.

Ed è anche la ragione per cui un dottorato non somiglia a un master: non ci si iscrive a un corso, nel dottorato si propone una ricerca.

Un progetto ben costruito è ciò che rende possibile il dialogo con un potenziale direttore, in Spagna come in Italia, e dà al percorso il giusto slancio fin dall’inizio, ma su requisiti e costruzione del progetto torneremo in un approfondimento dedicato.

Il gruppo di ricerca conta più dell’ateneo

Un buon direttore di tesi non si limita a seguirti: ti inserisce in una rete. Ti fa parte di gruppi di ricerca attivi, si progetti finanziati, di pubblicazioni, di congressi, e di contatti internazionali.

Un direttore distante, o lontano dal tuo tema, ti lascia invece a lavorare da solo, per quanto prestigioso sia l’ateneo sulla carta.

Detto in modo pratico: due dottorati nella stessa università, ma con due direttori diversi, possono essere due esperienze opposte. Uno apre porte per anni. L’altro si esaurisce in tre anni di lavoro solitario.

Ecco perché la domanda giusta non è in quale università mi iscrivo, ma quale gruppo di ricerca sta lavorando sul mio tema, e chi potrebbe dirigermi.

Il valore di un dottorato non sta soltanto nell’università in cui si svolge, ma nella qualità del gruppo di ricerca con cui si costruisce il percorso scientifico.

Un dottorato costruito tra due Paesi

C’è poi un orizzonte più ampio che un dottorato ben impostato può aprire nel tempo: possono costruirsi diverse forme di collaborazione tra l’università spagnola e quella italiana, fino ad arrivare alla cotutela, in cui il percorso si costruisce in dialogo tra due contesti accademici.

Non è un punto di partenza, ma un possibile sviluppo, che matura quando il progetto e la relazione con il gruppo di ricerca sono solidi, e questo è un tema che merita un discorso a sé e a cui dedicheremo un approfondimento.

E chi già lavora?

Molti arrivano al dottorato da adulti, con una professione avviata. Questo non è un ostacolo anzi può addirittura essere un punto di forza proveniente da una maturità consolidata. Inoltre in Spagna il dottorato può essere svolto anche nella modalità a tempo parziale, pensata proprio per chi lavora, con tempi più distesi e piena validità del titolo.

E per i dipendenti pubblici – docenti compresi – esistono strumenti specifici per conciliare il dottorato con il proprio lavoro. Sono più di quanto in genere si creda, e valgono da soli un approfondimento dedicato.

Prima dell’università, il contesto scientifico

Dunque, fare un dottorato in Spagna può essere una scelta davvero eccellente e di portata strategica. Ma la sua riuscita si decide prima dell’iscrizione: nel trovare il gruppo di ricerca giusto, il direttore affine al proprio progetto, e pensare ad una eventuale cotutela con un ateneo italiano.

È il lavoro che in ISPE svolgiamo da anni, mettendo a disposizione una rete di rapporti con diverse università spagnole al servizio di chi vuole costruire un percorso di ricerca serio tra Italia e Spagna.

Se stai valutando un dottorato e vuoi capire quale gruppo di ricerca sia più vicino al tuo tema, possiamo aiutarti a orientarti prima di decidere.